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	<title>Studio Nord Est</title>
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	<description>Consulenze Aziendali</description>
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		<title>La certificazione ISO 22000</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:49:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel recente passato gli allarmi internazionali sulla “sicurezza” delle filiere alimentari sono stati frequenti e percepiti con timore da parte del consumatore finale (aviaria in primis, ma anche molte partite di alimentari scaduti e pericolosi provenienti dal “far east”). In tal senso, diversi sono stati i tentativi, da parte delle organizzazioni mondiali che sovrintendono questi problemi, di normare il settore alimentare per garantire più sicurezza, prima ancora che più qualità, sulle tavole dei consumatori e sugli scaffali degli operatori. Una delle ultime norme che tenta di affrontare il problema è la ISO 22000.<br />
Questa norma non affronta soltanto la sicurezza degli alimenti come, per capirci, la HACCP, ma, piuttosto, prende spunto dalla normativa principale di regolazione dei processi, la ISO 9000, e la declina utilizzando principi e forme tipiche della certificazione “di fiiera”.<br />
Dunque, le aziende che hanno già un Sistema di Gestione ISO 9000 trovano nello stesso un buon inizio per l’integrazione con i principi rappresentati all’interno della ISO 22000, che, comunque, si può applicare a tutte le aziende che, direttamente o meno, fanno parte della filiera alimentare.<br />
La sicurezza alimentare viene, così, gestita quale risultato della qualità dei processi produttivi e non più soltanto come conseguenza della sola qualità degli ingredienti utilizzati, sulla base di standard internazionali e universalmente riconosciuti.</p>
<p>Perché certificarsi ISO 22000?<br />
Prima di tutto, naturalmente, attuare un Sistema Aziendale di Gestione della Sicurezza Alimentare significa voler dimostrare di essere in grado di definire tutti i pericoli che “ragionevolmente” possano manifestarsi lungo la filiera, tenendo in considerazione i processi di lavoro.<br />
I requisiti richiesti sono stati esplicitati  in forma di principi chiave:<br />
1.	comunicazione interattiva, ovvero gestire e garantire un flusso di informazioni in ogni direzione: all’interno e all’esterno dell’azienda;<br />
2. gestione del Sistema con ricerca e definizione dei pericoli che la sicurezza alimentare può incontrare in tutti i processi che porteranno il prodotto sulla tavola del consumatore;<br />
3.	controllo “dimostrabile” dei processi;<br />
4.	principi di sicurezza che soddisfano automaticamente il metodo HACCP per l’autocontrollo igienico-sanitario;<br />
5.	programmi di gestione dei prerequisiti ovvero condizioni di base e attività (per la sicurezza alimentare) che sono necessarie per mantenere un ambiente igienico adeguato per la produzione, manipolazione e fornitura di alimenti sicuri per il consumo umano.</p>
<p>Ecco, quindi, un approccio un po’ più moderno, rispetto alle tradizionali certificazioni di processo e di denominazione di origine, ala necessità di soddisfare un requisito sempre più importante del cliente finale: sapere cosa si acquista per le proprie esigenze alimentari in tutta sicurezza e consapevolezza.</p>
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		<title>La certificazione OHSAS 18001</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:11:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[OHSAS è l&#8217;acronimo di &#8220;Occupational Health and Safety Assessment Series&#8221;. Si tratta dell&#8217;approccio anglosassone alle normative in materia di sicurezza sul luogo di lavoro.
Chi ha già conosciuto le normative della serie ISO 9000 ha, ormai, imparato, che, mentre in Italia si ragiona sempre con normative specifiche che vogliono indicare quasi tutto ciò si debba fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OHSAS è l&#8217;acronimo di &#8220;Occupational Health and Safety Assessment Series&#8221;. Si tratta dell&#8217;approccio anglosassone alle normative in materia di sicurezza sul luogo di lavoro.<br />
Chi ha già conosciuto le normative della serie ISO 9000 ha, ormai, imparato, che, mentre in Italia si ragiona sempre con normative specifiche che vogliono indicare quasi tutto ciò si debba fare per affrontare ed evitare un problema (vecchia Legge 626, attuale D. Lgs. 81/01 ancorché corretto con il nuovo D. Lgs. 106/09, etc.), nei paesi anglosassoni si chiede alle aziende di dotarsi di Sistemi di gestione, con distribuzione delle responsabilità e dei ruoli e con soluzioni diverse, caso per caso.<br />
Il tema della Sicurezza nei luoghi di lavoro sta assumendo un’importanza crescente, con azioni normative che delineano responsabilità e sanzioni sempre più significative a carico delle aziende.<br />
Con la Legge 123/07 sono stati fatti rientrare nel campo di applicazione del D. Lgs. 231/01 alcuni reati in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro. È, inoltre, in vigore il nuovo Testo Unico Sicurezza (D. Lgs. 81/08 e successive modifiche) in materia di Salute e Sicurezza.<br />
Tra gli strumenti disponibili per assistere le aziende nello sviluppo di un Sistema di Gestione della Sicurezza e Salute sul lavoro, il Modello attualmente maggiormente condiviso in Europa è rappresentato dalla norma BS OHSAS 18001. Tale standard è dedicato a sistematizzare gli sforzi aziendali dedicati al controllo e alla riduzione del rischio, alla prevenzione degli infortuni, alla garanzia della conformità legislativa, al miglioramento delle prestazioni in materia di sicurezza.<br />
La norma BS OHSAS 18001 è indicata espressamente all’articolo 30, comma 5, Testo Unico delle norme in materia di Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro, quale Modello di organizzazione e gestione per l’adempimento degli obblighi giuridici relativi alla sicurezza. Peraltro, alcuni settori dell’industria dove l’adozione di questi Modelli è maggiormente sviluppata, si caratterizzano per un minor indice di frequenza degli infortuni.<br />
Tra l’altro, l’INAIL consente una riduzione del tasso medio di tariffa alle aziende certificate OHSAS 18001.<br />
Se vogliamo usare termini più “giuridici”, la Legge 123/07, con l’introduzione dell’art. 25-septies nell’impianto normativo del D. Lgs. 231/01, ha esteso l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa delle aziende e degli enti ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime che si verifichino a seguito della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative alla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.<br />
Viene, comunque contemplata una forma di “esonero” da responsabilità dell’ente se si dimostra, in occasione di un procedimento penale per uno dei reati considerati, di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo, idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati. Il sistema prevede l’istituzione di un organo di controllo interno all’ente con il compito di vigilare sull’efficacia reale del modello<br />
Va sottolineato, in proposito, che detto esonero dalle responsabilità passa attraverso il giudizio d’idoneità del sistema interno di organizzazione e controlli, che il giudice penale è chiamato a formulare in occasione del procedimento penale a carico dell’autore materiale del fatto illecito. Dunque, la formulazione dei modelli e l’organizzazione dell’attività dell’organo di controllo devono porsi come obiettivo l’esito positivo di tale giudizio d’idoneità. Questa particolare prospettiva finalistica impone agli enti di valutare l’adeguatezza delle proprie procedure alle esigenze di cui si è detto, tenendo presente che la disciplina in esame è già entrata in vigore.<br />
È opportuno precisare che la legge prevede l’adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo in termini di facoltatività e non di obbligatorietà. La mancata adozione non è soggetta, perciò, ad alcuna sanzione, ma espone l’ente alla responsabilità per gli illeciti realizzati da amministratori e dipendenti. Pertanto, nonostante la ricordata facoltatività del comportamento, di fatto l’adozione del modello diviene obbligatoria se si vuole beneficiare dell’esimente. Facilita l’applicazione dell’esimente, soprattutto in termini probatori, la documentazione scritta dei passi compiuti per la costruzione del modello<br />
Relativamente al rischio di comportamenti illeciti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tale sistema deve necessariamente tenere conto della legislazione vigente in materia di prevenzione e, in particolare, del D. Lgs. 81/08 (cosiddetto Testo Unico sulla Sicurezza). Tale complesso normativo, infatti, delinea esso stesso un “sistema” di principi cogenti e adempimenti obbligatori, la cui declinazione sul piano della gestione applicativa – laddove opportunamente integrata/adeguata in funzione del “modello organizzativo” previsto dal D. Lgs. 231/01 &#8211; può risultare idonea a ridurre a un livello “accettabile”, agli effetti esonerativi dello stesso D. Lgs. 231/01, la possibilità di una condotta integrante gli estremi del reato di omicidio o lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme prevenzionistiche<br />
In particolare, con riferimento all’avvenuta estensione del D. Lgs. 231/01 ai reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, é opportuno ribadire che la vigente disciplina legislativa della prevenzione dei rischi lavorativi detta i principi e criteri essenziali per la gestione della salute e sicurezza sul lavoro in azienda e pertanto, in questo ambito, il modello organizzativo non potrà prescindere da tale precondizione.<br />
Naturalmente, per quelle organizzazioni che abbiano già attivato processi di autovalutazione interna, anche certificati BS OHSAS 18001:2007, si tratta di focalizzarne l’applicazione, qualora così non fosse, su tutte le tipologie di rischio e con tutte le modalità contemplate dal D. Lgs. 231/01.</p>
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		<title>Consulenze aziendali</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 14:21:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Altre Consulenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci proponiamo di rappresentare il punto di riferimento di aziende e professionisti che intendono rinnovare e migliorare la propria organizzazione senza, però, dover subire stravolgimenti o dover affrontare improponibili revisioni della posizione istituzionale e/o di mercato.
In tal senso, le nostre consulenze puntano sempre a valorizzare al massimo il patrimonio di esperienze già acquisite da ciascun [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci proponiamo di rappresentare il punto di riferimento di aziende e professionisti che intendono <strong>rinnovare e migliorare la propria organizzazione</strong> senza, però, dover subire stravolgimenti o dover affrontare improponibili revisioni della posizione istituzionale e/o di mercato.<br />
In tal senso, le nostre consulenze puntano sempre a <strong>valorizzare al massimo il patrimonio di esperienze già acquisite</strong> da ciascun cliente, piuttosto che tentare di insegnare al cliente stesso mestieri o professioni che conosce molto meglio di noi.</p>
<p><strong>Vogliamo, infine, sottolineare che non intendiamo in alcun modo sottoporre ai nostri clienti soluzioni predefinite o, peggio, mutuate da modelli organizzativi teorici o elaborati da altri.</strong></p>
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